Taccuino per quattro rapaci

I CONVEGNI

Uomini (tutti) che prevedono e descrivono la guerra informatica globale che sarà, che già è da anni, come un’opportunità per il mondo del lavoro. Uomini dai cinquanta in su che raccontano come uno stato intero possa facilmente essere affamato, distrutto o ridotto in schiavitù, col sorriso intrigante di chi sa giocare a quel gioco. Gente in camicia che a un aperitivo di gala ti butta lì che ha venduto un’intera città di hotel di lusso negli Emirati, ha venduto E POI costruito una città, capite?, di tot km quadrati con ogni ben di dio di comfort e “innovazioni” tecnologiche. Neo barbari ottocenteschi che, alla strafaccia del più elementare esame di realtà, sono ancora convinti che il mondo sia pongo da smanacciare, vendere e riverendere, gentaglia al soldo di chi paga di più, che sull’Ecce Homo di Antonello da Messina, all’epoca invenduto, dice “ha! è rimasto in stock”, firmando la battutaccia da asino di merda del 2024. 

Uomini grassi e ineleganti, spesso accompagnati da donne elegantissime ma sciocche, disinteressate e impaurite, che affermano entusiasti che vorrebbero avere trent’anni di meno per poter sfruttare le enormi opportunità di questo tempo così instabile. Esseri inumani, impermeabili al dolore, alla morte, all’ingiustizia, alla distruzione, allo sfacelo, all’amore dei figli, delle madri, delle mogli e alla morte di dio, che invocano dio perché benedica il loro lavoro.

Eserciti di padri, nonni, zii e vicini di casa irresponsabili, immaturi, falsi, radicalmente corrotti, rozzi cibernetici signori degli anelli, orgoglio dei manicomi. 

Paolo Villaggio e Gigi Reder in Grandi Magazzini di Castellano e Pipolo

© Giusi Lorelli. Tutti i diritti riservati.

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