Concept

 

Ottobre 2017

Il mio lavoro nasce dall’urto costante contro il mistero dell’esistenza, dalla necessità di contribuire a sciogliere un gigantesco nodo, dalla spinta che Werner Herzog ha chiamato la conquista dellinutile, dall’ambula ab intra degli alchimisti.

Le opere che ne fanno parte non si posano mai su questioni di attualità, non sviscerano fatti anzi sintetizzano il più possibile, tentando di mappare un percorso che sta sotto la superficie degli accadimenti e ne costituisce il flusso segreto. Sono come atomi che messi in fila e guardati da una certa distanza formano un corpo. Ho il ragionevole sospetto che quanto risulti chiaro ad un esame non somigli minimamente alla verità, ma sia piuttosto una somma di misurazioni, utili in circostanze ben precise e in fondo poco interessanti. Per tali motivi, la seguente serie di immagini non rispetta i criteri del progetto e ogni opera nasce da una scintilla diversa, percorrendo da sola un tratto del medesimo percorso.

Lo studio, l’esperienza e la tempesta emotiva che ne deriva non sono oggetto del lavoro bensì l’antefatto, che rimane privato e vissuto in disparte; ciò che mi sforzo di offrire, invece, è il frutto di questa fase, accuratamente spogliato di ogni tratto che riguardi me sola e anzi spinto più lontano possibile da quanto mi separa come individuo. Solo in questo modo, credo, tale frutto può contenere un seme prezioso per me e per i miei simili, con cui la condivisione profonda, e non l’immedesimazione superficiale, è un’istanza irrinunciabile.

 

My work originates in the eternal conflict with the mistery of existence, in the need to give my own contribution to untangle a big knot, in the push that Werner Herzog called the Conquest of the Useless, in the alchimists’ ambula ab intra.

All my images never talk about social or political matters, never analyze facts, on the contrary they synthesize as much as possible, and try to find a secret path underneath the events. They are like atoms that shape a body as you look at them from a distance. I have the reasonable suspect that what looks clear after a careful examination is not the same as the truth, it’s rather a sum of measurements which is useful just in pretty pragmatic circumstances. For that reasons all the images don’t run together as a project. Each one arises from a different spark and covers alone a part of a common path.

The theoretical investigation on one hand and the experience with its emotional storm on the other are not the subject of the work, they are the hidden background. What I try to offer is the outcome of that background, carefully cleaned up from every single feature just related with myself and that separates me from the world. I believe this is the only way to deeply share something precious, and not just identify with the surface of each other.

 

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